Editoriale  – Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Da questa frase contenuta in una delle poesie più intense e famose di Giuseppe Ungarettitorna alal memoria l’autunno, quello di epoche passate in cui il destino di tanta gente, tanti combattenti era comunque segnato. Ma il riferimento ai soldati in guerra, alla loro precarietà, al destino segnato che li paragona ad una foglia sugli alberi in procinto di cadere in balìa del vento non è applicabile solo ad un passato remoto e alla storia. Il poeta soldato, esprime così il suo sentimento nelle epoche della prima guerra mondiale e precisamente nel 1918. A quasi cento anni da quella composizione, la poesia è comunque di grande attualità. Ora non siamo in guerra con armi e fucili, ma in fondo ogni giorno combattiamo una guerra, quella personale, politica, imprenditoriale, di cittadino che ha doveri da rispettare, e avrebbe anche diritti da ottenere. Il condizionale è d’obbligo in una situazione di estrema delicatezza come quella che si vive in Italia. Siamo tutti un pò come le foglie che descrive il poeta, siamo vittime del nostro stesso popolo (e non di uno Stato) che non riesce a scegliere in maniera ponderata chi dovrebbe invece mantenere le foglie ben salde, assicurando certezze, e lasciando che le stagioni arrivino senza avere mai nè troppo caldo nè troppo freddo. Ci tornano alla mente gli anni d’oro, quelli della Democrazia Cristiana, e poi del pentapartito. Ebbene si, una prima Repubblica che poi in fondo ha molto ancora da insegnare alla seconda, alla terza e alla politica della strilloneria.  Il cittadino italiano si lamenta ma non agisce. Perché per dire basta ed opporsi al sistema è fatica. Come parimenti è fatica saper tenere incollata la foglia sul ramo dell’albero che inesorabilmente si secca e lascia i suoi frutti in balia del vento. Ma qui da noi, a terzo millennio avanzato la gente preferisce comunque continuare a guardare donna Francisca. Dovremmo fare il confronto con il popolo catalano,  che comunque vada ha dato una lezione all’ Italia e all Europa prona e succube… l ‘ italiano medio preferisce strillare e far rappresentare i propri interessi da ricchissimi comici in odor di quiescenza e sciacquette varie messe alla guida delle grandi  città italiane. Il  problema è il popolo che non riesce a restare attaccato al ramo… e si lascia condurre in un futuro incerto e con generazioni nuove le cui migliori risorse devono emigrare per poter esprimere le proprie potenzialità. Il resto… è una foglia… generazioni che vagano, dormendo in piedi sfruttando il lavoro delle generazioni che li hanno preceduti, avi, bisnonni, nonni e poveri genitori che vivono un dramma che avrà fine solo con la conclusione dei giorni. L’unica arma che ha il popolo è la forza dell’unione, il voto. Scelte oculate consentirebbero di tenere ben salde le foglie sugli alberi, anche sfatando il mito della poesia ungarettiana. E invece l’italiano si guarda Bonolis al quale diamo due milioni di euro a puntata… Ai posteri le ardue sentenze.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie… Questo brevissimo e celebre componimento di Giuseppe Ungaretti è inclusa nella raccolta Allegria di naufragi (1919), per poi ritornare anche nelle edizioni della Allegria (nella sezione Girovago). Questa poesia è formata da un’unica e pregnante similitudine, che equipara i soldati alle foglie autunnali, simboleggiando la precarietà dell’esistenza umanadurante la guerra.La poesia, composta originariamente nel luglio del 1918, viene inizialmente pubblicata sulla rivista bolognese «La Raccolta». E’stata dedicata ai soldati che andavano in guerra e di cui il destino è già scritto. Ma  forse non si riferisce solo a loro, bensì a tutti. Siamo tutti come delle foglie, non conosciamo il nostro futuro. Abbiamo una solo certezza…la morte.  Il non senso, il buio, il terrore, è dovuto a questa profonda e reale incertezza che l’uomo ha da sempre. Solo un grandcome Ungaretti poteva racchiudere il pensiero di molti in poco meno di un verso ancora molto attuale a distanza di cento anni.

NESSUN COMMENTO

Lascia un commento